Un drone è un velivolo a pilotaggio remoto, un aereo radiocomandato che grazie al GPS e sofisticati sensori (accelerometri, barometri,  bussola, sonar e radar) è in grado di avere una certa autonomia nel volo, fino a poter volare in modo completamente automatico.

In questa categoria ricadono aeromobili molto diversi tra loro. Molto diffusi sono i multicotteri (generalmente piccoli, meno di 25 kg) che si sostengono in aria grazie a quattro, sei o otto eliche (raramente di più), ma ci sono aeroplani, elicotteri, dirigibili. Non è la forma a fare il drone, ma la sua caratteristica saliente, cioè quella di non avere pilota a bordo.

L’Italia è forse il Paese al mondo più avanti con lo sviluppo dei droni civili, siamo molto più avanti degli stessi Stati Uniti, che ancora non hanno neppure una legge che permetta ai droni di volare nello spazio aereo americano. Noi la legge ce l’abbiamo, la nostra Authority aeronautica, l’ENAC, è stata tra le prime al mondo a varare un regolamento su misura per i droni civili.

Nascono per utilizzi militari ma si sta sviluppando anche l’uso civile, per la prevenzione di incendi, per rilievi topografici e per tutti i casi in cui sia necessaria una visione aerea.

Esistono anche droni hobbystici del costo di poche centinaia di euro con un sistema completo di telecamera da usare con iPad o iPhone, o con un radiocomando da aeromodellismo
questi ultimi sono droni multirotore.

La loro storia ha inizio addirittura nella Prima Guerra Mondiale, quando l’”Aerial Target” e la cosiddetta “Bomba Volante” (1916) fecero la loro apparizione – sia teorica che pratica – sui campi di battaglia per dei test preliminari. Da qui il percorso si è quasi esclusivamente sviluppato in ambito militare, sia a scopi di spionaggio che di bombardamento, ma quel che interessa in questo frangente è la loro conversione per l’utilizzo civile.
A partire dalla metà degli anni 2000, infatti, sempre più società hanno sviluppato dei prodotti consumer, una sorta di successore degli aeroplani telecomandati usati in infanzia o dal folto nugolo di appassionati di modellismo. Dalle forme e dimensioni mediamente contenute – per spiccare il volo, il dispositivo deve essere sufficientemente leggero – sul mercato si trovano tre grandi famiglie di drone:
  • Struttura a eliche: si caratterizza per la presenza di una o più eliche, solitamente montate su bracci estraibili, che permettono al drone di comportarsi come un elicottero. Possono mantenere ferma la posizione a mezz’aria, effettuare virate repentine, volare in direzione obliqua;
  • Struttura planare: più simili agli aeroplani che agli elicotteri, questi velivoli non sono dotati di eliche, bensì di grandi ali. Servono soprattutto per le medie distanze, perché possono sfruttare correnti e flussi d’aria;
  • Ibridi: device non solo pensati per volare, ma anche per muoversi sul terreno grazie alla presenza di due o quattro ruote motrici. Allo stesso modo, esistono droni capaci di effettuare piccoli salti, così da superare agilmente scale o altri ostacoli.

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Interessante notare, inoltre, come i prodotti a uso civile prendano spesso in prestito caratteristiche dal mondo degli insetti, dal loro scheletro al funzionamento delle eliche, per essere leggeri e sfruttare al meglio i cicli dell’aria.

Il ricorso a velivoli radiocomandati in ambito civile è il più svariato, anche se soggetto a specifiche regolamentazioni: in sempre più paesi, infatti, ne è vietato l’uso indiscriminato per non intralciare il traffico aereo o non interferire con gli strumenti di posizionamento, ad esempio i radar, dell’aviazione. In generale, così si possono riassumere le applicazioni:

  • Sicurezza e tracciamento: i droni sono sempre più impiegati dalle forze di polizia per il monitoraggio delle attività della criminalità organizzata, soprattutto nella ricerca di piantagioni da droga, non sempre individuabili dagli elicotteri data la distanza. Dal 2011, inoltre, sono utilizzati congiuntamente da Stati Uniti e Messico per controllare i flussi di immigrazione clandestina;
  • Monitoraggio ambientale e architettonico: i velivoli radiocomandati risultano estremamente utili per l’osservazione dall’alto di aree verdi non raggiungibili via terra, così come anche durante le calamità naturali oppure nella verifica delle strutture architettoniche colpite da terremoti o altri disastri. Proprio in questi frangenti, sono utili anche per la ricerca dei dispersi, perché possono svettare tra le macerie dei palazzi senza mettere a rischio vigili del fuoco e volontari;
  • Telerilevamento: si tratta di una tecnica pensata per raccogliere dati qualitativi e quantitativi su un determinato territorio, sulla base dell’analisi della radiazione elettromagnetica emessa o riflessa. I droni vengono dotati di speciali sensori, quindi inviati sui campi per raccogliere informazioni sullo stato delle colture, in città per il rilevamento della dispersione termica degli edifici, l’analisi degli inquinanti presenti in atmosfera e molto altro ancora;
  • Riprese video: sui droni vengono spesso montate videocamere per delle riprese aeree, sia a scopo professionale – nel cinema o nella cartografia dall’alto – ma anche ludico – videoamatori, progetti scolastici e via dicendo.

Per quanto riguarda le limitazioni, di recente l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha stilato un documento per l’uso privato dei mezzi a pilotaggio remoto.

Tra le norme approvate, si annoverano l’impossibilità di far volare gli apparecchi oltre i 150 metri d’altezza, purché sempre a vista del pilota, a più di 50 metri da persone e oggetti e per un estensione massima di 500 metri. Vi sarà poi un registro, con relative certificazioni, per quei dispositivi di grandi dimensioni – oltre i 25 chili – che potrebbero essere pericolosi per il normale traffico aereo.

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